Nuovi bandi di finanziamento per lo sport

Nuovi bandi di finanziamento per lo sport

L’Istituto per il Credito Sportivo (ICS) è la banca pubblica italiana, con gestione autonoma, dedicata al sostegno alle attività sportive del Paese, nata alla fine degli anni ‘50 e dal 2005 opera anche nel settore dei beni e delle attività culturali. Propone diverse tipologie di finanziamento a condizioni agevolate in favore di soggetti sia pubblici che privati, anche grazie a convenzioni con le principali Federazioni Sportive Nazionali. Realizzati in collaborazione con l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, questi due bandi di finanziamento per lo sport sono finalizzati ad assegnare contributi in conto interessi sui mutui stipulati per interventi di carattere sportivo: i contributi sono destinati al totale abbattimento degli interessi sui mutui. Le due proposte sono rivolte agli Enti pubblici territoriali e possono infatti presentare domanda i seguenti soggetti, che non usufruiscano già di altre concessioni di contributi in conto interessi da parte dello stesso Fondo di ICS: Comuni; Unioni di Comuni; Comuni in forma associata; Città Metropolitane; Province; Regioni. Vediamo i due avvisi nel dettaglio, analizzandone prima i tratti distintivi, per giungere infine agli aspetti in comune.   Sport missione comune 2020 Questo bando riguarda interventi relativi ad impianti sportivi pubblici, ad esclusione di interventi su piste ciclabili e ciclodromi, oggetto del secondo bando qui analizzato. In particolare, si intende la costruzione, ampliamento, attrezzatura, miglioramento, completamento e messa a norma di impianti sportivi e/o strumentali all’attività sportiva, anche a servizio delle scuole. Sono ammessi anche gli interventi di efficientamento energetico degli impianti ma solo se previsti nell’ambito degli interventi menzionati, non come interventi a sé stanti. Se l’iniziativa prevede anche l’acquisizione di un’immobile o di un’area dove effettuare l’intervento, anche la...
Il BIM in Italia oggi: temi aperti ed opportunità reali

Il BIM in Italia oggi: temi aperti ed opportunità reali

Il processo manifatturiero fa capo a un soggetto centrale della filiera – l’azienda produttrice – che cura la creazione del prodotto sia in termini di concept sia di realizzazione, arrivando ad agire anche sulla manipolazione della domanda del prodotto da parte del mercato. Discorso diverso per l’edilizia nella quale accade “che intervengano in forma distinta, sullo stesso processo, un soggetto committente, un soggetto progettista, un soggetto costruttore ed infine un soggetto utente, tutti distinti tra loro con una difficile attività di coordinazione in genere sottovalutata” (Gottfried A., Di Giuda G. M., Ergotecnica Edile, Esculapio, Bologna, 2011). Individuato il BIM come percorso risolutivo, apriamo una breve digressione sull’originale interpretazione dell’acronimo che tendeva a porre l’accento sul Modeling per focalizzare l’attenzione sull’utilizzo di modelli informativi tridimensionali del progetto, oltrepassando i già presenti elaborati CAD che, comunque, erano un’espressione di digitalizzazione. Tutt’oggi, quando si parla di BIM, l’attitudine al modeling è ancora centrale e porta a definire un Building Information Model come la simulazione digitale di un progetto in termini di oggetti, parametri e relazioni. E’ nel più recente hype attorno al concetto di Information che risiede l’aspetto cruciale dell’innovazione che il BIM propone poiché fa riferimento ad una modalità di gestione del processo edilizio che si concentra sulla definizione e la regolamentazione dei processi informativi afferenti al progetto, i quali arrivano a condizionare anche i modelli informativi stessi. Ne sono un esempio paradigmatico i Common Data Environment (Ambienti di Condivisione dei Dati).   Stato del BIM nel mercato italiano delle costruzioni Non è facile tracciare un esaustivo punto della situazione circa lo stadio dell’implementazione BIM in Italia oggi perché gli indicatori sono in progressiva definizione. Tuttavia il report che OICE (www.oice.it) redige annualmente sulle gare pubbliche contenenti requisiti BIM...
Il controllo di gestione nelle società di servizi: la classificazione dei costi

Il controllo di gestione nelle società di servizi: la classificazione dei costi

La costruzione di un serio controllo di gestione nelle società di servizi – CDG – e la definizione di una organizzazione, che ne è la naturale premessa e/o conseguenza, è necessaria nel contesto attuale anche negli studi professionali o società di servizi ,di qualsiasi dimensioni essi siano. Questo impone un ragionamento sulla propria strategia, sugli investimenti in tecnologia e competenze che non sono più rimandabili, su quale posizione si vuole occupare all’interno di un mercato italiano che si caratterizza per prezzi bassi e pochi margini. L’organizzazione dell’azienda e conoscenza dei dati che essa genera sono una conditio sine qua non della sua buona tenuta e, possibilmente, del suo sviluppo. Non si può certo escludere il contrario, ma sono situazioni fondate su dinamiche eccezionali di cui pochissimi possono godere. Un ulteriore elemento di difficoltà è dato dal fatto che la letteratura e gli insegnamenti in materia sono fondati prevalentemente sulla manifattura o sul prodotto. Il CDG legato al servizio, al servizio professionale, per di più su commessa trova, poco spazio. Pertanto, anche la tradizionale lettura dei bilanci potrebbe risultare del tutto falsata.   La specificità delle attività labour-intensive Parliamo qui, a differenza di altri comparti economici, di attività labour-intensive dove buona parte dei costi (dal 60% all’80%) è data dal personale.  Il personale non necessariamente è dipendente ma si configura anche come collaborazione professionale, che a bilancio non è visibile perché indistinguibile tra i costi per servizi. Servizi, questi, che potrebbero rappresentare sia una componente variabile dei costi sia una componente – di fatto – fissa, essendo d’uso avere collaboratori titolari di un profilo professionale autonomo (partita IVA)  ma che si caratterizzano per la loro stabilità....
Le nuove soglie degli affidamenti negli appalti pubblici

Le nuove soglie degli affidamenti negli appalti pubblici

A un anno di distanza dalla misura dello Sblocca cantieri, l’approvazione del D. Lgs. 76/2020 apporta ancora cambiamenti nelle procedure nell’ambito del procurement pubblico. La portata delle nuove soglie degli affidamenti negli appalti pubblici riguarda sia l’ambito infrastutturale delle opere sia i servizi di fornitura, includendo anche quelli non inseriti nei documenti programmatici pluriennali che la Pubblica Amministrazione deve adottare. Quali dinamiche devo conoscere per partecipare a procedure ad evidenza pubblica? Quanto dureranno queste deroghe? Scrivici a info [at] pronext.it Bianca Marranzini lavora nel team di Legal Advisory di Pronext e Gruppo Contec ed è specializzata in procurement pubblico e privato. Nata e cresciuta ad Ischia, dopo la laurea alla “Federico II” di Napoli e la specializzazione in gestione d’impresa al CUOA, ha scelto di portare la sua verace precisione nelle procedure amministrative e negli aggiornamenti normativi. #lavoriamoci è una rubrica di approfondimento ideata da Pronext attraverso articoli e video per aiutare le organizzazioni pubbliche e private a gestire le tante complessità della gestione aziendale quotidiana. Noi ci divertiamo, voi trovate una soluzione. Photo credit – Ibrahim Rifath via...
Perché esistono le società di ingegneria?

Perché esistono le società di ingegneria?

Si è fatta seguire con interesse la feroce polemica portata avanti dagli ordini professionali verso il Governo a causa della destinazione alle imprese di misure di sostegno finanziario, dimenticandosi – dicono – dei professionisti. Tralasciando ogni considerazione sul punto, ha colpito il divario creatosi, invece, rispetto a chi grossomodo la medesima professione la esercita in forma societaria e ha trovato negli interventi governativi una qualche forma di sostegno (in attesa di una reale concretizzazione). Ha sempre stupito la frammentazione delle attività dei professionisti italiani e spesso ci chiediamo cosa possa impedire la loro unione, la creazione di realtà più complesse e meglio organizzate. Nei servizi tecnici professionali, queste realtà prendono il nome e la forma delle società di ingegneria. D’altro canto, sono anni, questi ultimi e i prossimi, di profondi cambiamenti nel comparto della consulenza tecnica. Oggi più che mai, infatti, la complessità delle attività, la necessaria multi-disciplinarietà, gli investimenti richiesti in tecnologia e formazione delle persone, rendono desuete e per molti aspetti fuori dal mercato organizzazioni (o meglio, non-organizzazioni) del servizio. Per questo, una formula organizzativa che pareva appannaggio di strutture di maggiori dimensioni e solo per lo svolgimento di incarichi rilevanti, potrebbe diventare lo schema fondante dello sviluppo dei professionisti dell’ingegneria, dell’architettura, dei servizi tecnici in generale. Certo, con l’auspicio che comunque si assista a fenomeni di fusione e concentrazione e che non si replichi la medesima frammentazione. Immaginando un pubblico poco avvezzo alle trattazioni giuridiche, vale la pena partire da un po’ distante, per poi entrare nello specifico dell’argomento. Un passo indietro per comprendere lo scenario davanti   Le società sono una delle forme previste dal Codice Civile per l’esercizio di un’impresa....